Storytelling di un Operatore del Sorriso

Quando un nostro volontario, operatore del sorriso, entra in azione

Dopo un lungo percorso formativo i nostri volontari, Alessandra, Emanuela, Sabrina, Sara, Valeria, sono diventati operatori del sorriso ed hanno iniziato una delicatissima collaborazione con il reparto di Medicina dell’ospedale Sandro Pertini, ve la raccontiamo con le parole di Macchia…

“Silvia Emanuela  e Valeria si incontrano al parcheggio che è ancora presto.
Meglio. C’è il tempo di fare qualche passo insieme e prendere un the per scaldarsi, scambiare due parole, distrarsi un po’, concentrarsi un po’, ridere.
Chiave nella toppa, la porta si apre.
Lumilla, Pisolina e Macchia escono dalla stanza. Il lungo corridoio sembra infinito. Sulla destra la porta. Ci apre una signora.
Macchia, Macchia, Macchia! Forza ora ci sei! Ce l’hai fatta davvero, hai visto! E tu che pensavi non avresti mai superato quella porta, non avresti mai superato le tue paure! Eccoti qui! Si… Ok… Non le hai ancora superate, ma le stai affrontando!!! Stai già vincendo!
Macchia lo sa che ha vinto. In fondo Macchia lo sa!
Le tre parrucchiere salutano prima le infermiere, che le fermano subito per un simpatico selfie, poi cominciano la loro passeggiata. Macchia ha paura! Una paura immensa che sale più si avvicina alla prima stanza! E non vi dirò che è svanita appena varcata la soglia…. Sarebbe una bella storia… Ma Macchia a sta paura ce s’era proprio affezionata e se l’è tenuta per un bel po’!
Le sue compagne però le danno supporto. Idee e spunti. Macchia tiene il gioco, si diverte, si lascia un po’ andare. Conosce la moglie di Re Artù.
Lino Piso ogni tanto ci aiuta e rompe il ghiaccio! E con la scusa il piccolo si becca coccole e bacetti da tutti.
Messa in piega e lacca sono il punto forte del giro. I pazienti e i parenti si lasciano coinvolgere! Forse hanno davvero voglia di ridere un po’ in quel luogo dove non si vorrebbe mai dover stare.
Anche le infermiere sono molto gentili e sembrano divertite e contente di vederci e anche questo fa bene al cuore e alla testa, sapere di non esser visti come ostacolo o buffonata, sapere di essere accolti per quelle che siamo e sapere di riuscire, almeno un po’ a distrarre quelle teste così piene.
Le stanze scorrono una dopo l’altra. Macchia non si espone mai troppo ma le sue compagne di viaggio non le fanno mai pesare la cosa! Riescono sempre a tirarla dentro, riescono sempre a lanciarle una parola e Macchia prova a cogliere tutto, prova a osservare.
Le rimangono impresse le mani strette e gli occhi negli occhi. Quelle persone che ringraziano solo perché siamo lì a dare un po’ di colore e a lasciare un piccolo segno del nostro passaggio.
Macchia fa attenzione anche a come chi si trova sdraiato nel letto faccia subito collegamenti e rivolga pensieri alla persona che il pomeriggio andrà là per stare insieme. È una cosa molto diffusa. È una cosa molto bella, pensa.
Il tempo passa davvero in fretta senza che il trio se ne accorga più di tanto. O forse se ne accorge ma il tempo è così relativo e sciocco certe volte che non è importante dargli peso. Alcune stanze le abbiamo viste solo da fuori, alcune persone le abbiamo solo salutate con la mano, perché c’è anche chi non ha voglia, chi non se la sente, chi riesce solo a farci un ciao. Ma fa tutto parte di quello che facciamo. Fa tutto parte di quello che siamo. Dopo uno studio sulla cucina di Subiaco e un piccolo saluto alle ultime persone che incontriamo il trio si avvia verso la porta.
Corridoio.
Una persona ci ferma.
È un signore che di vita ne ha vista tanta. Ci parla del suo grande amore con gli occhi ancora lucidi, ci parla della sua nuova vita che non è paragonabile ma è bella.
Ci parla e ci ringrazia per essere così.
Ci allontaniamo.
Un altro piccolo essere ci nota. Neve. Ha un po’ di vergogna ma si fa salutare e ride un po’ con noi.
Chiave nella toppa. La porta si apre.
Silvia,Emanuela e Valeria escono dalla stanza. Stanche e piene.
Neve e la sua padroncina sostengono di aver visto altre tre persone.
Sono scappate dalla finestra! 🙂
Valeria cerca di ritrovare il ritmo del respiro. Ancora non funziona bene, ma sta tornando normale. Si sente strana e confusa. Vorrebbe chiedere a qualcuno come sta Macchia,come è andato il suo viaggio, se si è sentita utile per un po’.
Macchia le direbbe che sta bene e che è andata alla grande, che ridere è una cosa seria e che dobbiamo sempre trovare la forza per farlo!”

 

Ringraziamo Macchia per averci raccontato attraverso pensieri e sentimenti, chi è l’operatore del sorriso in Croce Rossa e come, seguendo i nostri principi, si può contribuire ad alleviare la sofferenza umana.
E dall’insegnamento di Macchia mando a tutti voi un SORRISO…

Fabiola Gizzi
Delegato Area 2

 

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